Aggiornato il: 13-jul-03

Perche' la Puglia non e' la California (di Franco Tato')


Perche' la Puglia non e' la California (di Franco Tato')

 

Era l'Italia del primo dopoguerra, ancora attonita dopo le ubriacature di retorica, i bombardamenti, le scorrerie degli eserciti, il ritorno nelle case, la felicita' & poter percorrere tutta la penisola sui sedili di legno, dei treni ansimanti, scambiandosi bicchieri di vino e panini alla mortadella. Erano anni belli quelli in cui trascorrevo i mesi estivi nella terra di mio padre. Ricordo la vecchia casa di Barletta, affacciata sulla piazza Massimo D'Azeglio, che ogni estate riusciva a ospitare un tale numero di parenti che ancora oggi non capisco come ci si potesse stare. La routine quotidiana scandiva il passare dei giorni: i bagni al mare, vicino al molo del porto, la pesca dei polipi con mio padre, le interminabili visite ai familiari, la passeggiata serale sul corso. Nelle ore piu' calde, quando al sud si ritirano tutti nelle proprie case, come per rivendicare le mie abitudini nordiche, mi rifugiavo a leggere nella biblioteca comunale deserta, in un silenzio assoluto, ampliato dal roco tubare dei colombi. Oltre le persiane un sole accecante scaldava i tufi levigati delle strade e delle case. Da questi e da molti altri ricordi, dai racconti di mio padre, degli zii e dei cugini - le conversazioni dei grandi sul balcone di casa nel fresco della sera, le grida degli ambulanti, l'odore del pane portato a spalla dai ragazzi del fornaio su una lunga tavola di legno, il grido ritmico dei pescatori che tirano a riva le reti, una folla di immagini, di volti - prendeva forma, per noi ormai inseriti nei ritmi affannosi dell'industrializzazione, l'immagine di una civilta' immobile, restia a ogni cambiamento, orgogliosa delle proprie abitudini e della propria poverta'. Dei ricordi non mi sono mai liberato, anzi li ho sempre percepiti come una parte di me sommersa e indistruttibile, come ho confessato in 'in articolo sul "Messaggero": "Quando fin dall'infanzia si ha negli occhi l'azzurro del cielo della Puglia, tutti gli altri sembrano pallidi e sbiaditi. Ma non solo il cielo. II rosso della terra, il verde degli uliveti a perdita d'occhio, l'ombra delle sere sulle alture e il respiro del mare verde e azzurro, il bianco accecante dei borghi con le loro strade pulite, le cattedrali e i castelli e l'impareggiabile civilta' della gente che si incontra". Gli anni successivi sono pero' trascorsi quasi nel costante tentativo di scrollarsi di dosso il torpore meridiano di quelle estati.

La Puglia ospita una immensa mescolanza di razze. Vi e' sangue svevo e normanno; comunita' in cui si parla il greco antico, in altre albanese e in altre risuonano parole francesi ereditate dai provenzali portati qui dagli Angiomi.

Dovevano passare piu' di trent'anni perche' tornassi in questi posti, nell'agosto del 1997. Ed e' stato come sentire l'emergere di un innamoramento profondo e immediato, guidato dalla memoria e dal desiderio di riscoprire e di rivivere, ma anche di conoscere e capire i luoghi, la storia, la gente, con uno sguardo nuovo, con la nostalgia dell'infanzia unita alla voglia di riconoscerne le immense potenzialita' future.

Siamo partiti da Gallipoli, abbiamo percorso tutto il Salento e siamo risaliti lungo le coste con ampi giri verso l'interno, paese per paese, atta' per atta'. Ci siamo persi nei vicoli di villaggi scarni e asciutti dalle case dipinte di 'in bianco abbagliante, ci siamo stupiti per la pulizia delle strade strofinate e lucidate quotidianamente dalle donne che presidiano gli ingressi delle case freschi di calce. Abbiamo inseguito e ammirato forme di pietra: i muretti a secco ci hanno accompagnato per chilometri nel nostro viaggio attraverso le campagne; i trulli, simili nella forma al cappello di un mago, conferiscono alle vallate un aspetto fatato, dominate dagli imponenti castelli normanni e dalle masserie fortificate. Con la tenera pietra di Puglia sono state costruite le austere cattedrali romaniche, che assumono al tramonto un aspetto rilucente e dorato. Con la pietra la straordinaria abilita' degli artigiani ha dato vita a una forma originale di barocco di cui Lecce e' l'esempio piu' nobile. Riccioli, fiori, frutta, aquile, draghi, diavoli e santi combinati in cascate di ornamenti nel Duomo o a Santa Maria della Croce. Sempre la magia della pietra ha creato le grotte di Castellana, dove come per uno strano capriccio, stalattiti e stalagmiti formano impareggiabili scenari lunari, misteriosi giochi di forme e colore. Inseguendo le pietre si ripercorrono gli itinerari di Federico II di Svevia, il sovrano che si innamoro' di queste terre ed elesse la Puglia a sua seconda patria e Foggia a capitale. Dello splendore dei castelli sono rimaste spesso solo le mura. Non e' possibile che nulla sia rimasto di quella splendida stagione delle arti e delle scienze, dei grandi progetti di bonifica delle terre e delle acque. Sicuramente qualcosa resiste nei nostri cromosomi.

Ma la Puglia non e' solo pietre.

La vite, il mandorlo e l'ulivo , dal tronco contorto e nodoso come le mani del contadino, sono le piante della Puglia. La terra, a seconda delle stagioni, Si colora dei frutti dei suoi orti: pomodori, peperoni, finocchi, melanzane, cicoria, erbe aromatiche e grano, che si stendono come meravigliosi tappeti sulle pianure ondulate ai piedi delle colline dalla vista impareggiabile. C'e' molto lavoro in queste terre, secoli di lavoro. Nella piana di Monopoli si possono percorrere chilometri fra ulivi millenari dalle forme bizzarre e amichevoli, come imponenti sculture viventi, tra le quali ci si sente protetti e rasserenati.

Ma non e' tutto cosi idilliaco. Abbiamo anche visto ospedali giganteschi non finiti in mezzo alla campagna, scempi edilizi impensabili, abbiamo sofferto della mancanza di strutture alberghiere anche appena decenti, abbiamo visto una grande tradizione gastronomica avvilita in trattorie da rapina, una rete stradale incompleta, mal tenuta e mal segnalata, aeroporti da Terzo Mondo, mancanza di porti turistici, servizi idrici a singhiozzo, servizi elettrici carenti, telefoni cellulari praticamente inutilizzabili e cosi via. La lettura dei giornali locali fornisce il quadro di un paese nel quale occorrono anni per cominciare qualunque cosa e nel quale generalmente non si riesce a condurre a termine nulla. Comprensibilmente si leva da ogni parte una serie infinita di lamentele unite ad appelli accorati perche' il governo intervenga, perche' si stanzino fondi, perche' si crei occupazione. Non si capisce come non ci si stanchi di questi discorsi e non si rifletta sul fatto che questo e' esattamente quello che si e' fatto finora e per molti anni. Forse varrebbe la pena di fare un bel rendiconto di dove sono andati a finire tutti i soldi erogati dalle varie casse e ci si ponessero alcune domande di fondo sul funzionamento del sistema anche a livello regionale

Viaggiando per la Puglia non si puo' mancare di notare come ci si trovi di fronte a un complesso quasi ineguagliabile di fattori favorevoli allo sviluppo economico e culturale.

Dovevo arrivare fino Brindisi, ad accompagnare un amico all'aeroporto, per svegliarmi da questo sogno e pormi per la prima volta la domanda: "Perche' la Puglia non e' la California?" A questo proposito, per avere un'idea della situazione si legga la cronaca di questo viaggio in Puglia, pubblicata sul quotidiano "Il Messaggero": "Potete recarvi all'orribile aeroporto di Brindisi, che pero' rientra nella media da Terzo Mondo degli aeroporti italiani, con l'intenzione di partire, avendo una regolare prenotazione, ma dovendo ancora fare il biglietto. Non dovrebbero esserci problemi. Alla biglietteria dell'Alitalia c'e' una coda di dieci persone. Ci affrettiamo alla biglietteria della societa' di gestione dell'aeroporto: due impiegati masticano gomma guardando nel vuoto davanti a un cartello: "Sportello temporaneamente chiuso". Osiamo disturbarli per apprendere che sono finiti i biglietti alle 11 del mattino di un giorno qualunque. Si torna all'Alitalia, dodicesimi in coda davanti alla compagnia di bandiera. Niente si muove. Dietro i vetri due impiegati chiacchierano tra loro e uno sta telefonando mentre serve un cliente. II tempo passa, circa 15 minuti, e finalmente si fa un passo avanti mentre due continuano a chiacchierare. In una rapida stima si perdera' l'aereo. Corriamo quindi dal caposcalo che sta passando in quel momento per chiedere aiuto ed esagerando diciamo che stanno impiegando venti minuti per fare un solo biglietto e vista la coda perderemo l'aereo. La risposta e' lapidaria: "Se l'addetto impiega venti minuti significa che questo e' il tempo necessario. Dovevate venire prima". E se ne va.

"Se, come puo' constatare qualunque automobilista, la Puglia e' da oltre dieci anni praticamente tagliata in due dal mancato completamento della superstrada tra Bari e Brindisi, non e' certo la California. Gli automobilisti sono pazienti: sopportano indicazioni stradali senza distanze, scarse e spesso errate, ma scoprono anche alcune indicazioni nuove e incomprensibili come "complanari" oppure "incrocio canalizzato". Se da dodici anni l'Enel tenta di completare una centrale di nuova generazione a Brindisi, se in piena stagione turistica manca l'energia elettrica per oltre un'ora, all'ora di cena, nei ristoranti di Monopoli, allora non e' la California. Se un gruppo di turisti si reca a Barletta per vedere il busto in pietra di Federico II e le straordinarie opere di De Nittis, ora raccolte nelle sale del castello svevo restaurato con denaro della Comunita' europea, e trova tutto chiuso senza nemmeno 'in cartello mentre in tutta Italia si tengono i musei aperti a ferragosto, allora non e' la California. Chissa' dov'erano i gioyani assunti per lavori socialmente utili e pagati con il denaro di tutti, anche per poter visitare i musei".

Quando i Romani conquistarono l'intera Puglia, portandovi le loro leggi e i loro costumi, la regione fu, per la prima volta, unificata nell'amministrazione, nella lingua, nelle istituzioni, nella cultura. Acquist6 grande importanza perche' divenne il punto di passaggio obbligato, con le vie Appia e Traiana e il porto di Brindisi, per il commercio e i rapporti marittimi con i paesi del Mediterraneo orientale. La crisi sopravvenuta durante le prime invasioni barbariche stremo' la popolazione pugliese. Seguirono secoli di decadenza durante i quali la regione perdette la propria unita' e subi' la dominazione dei Normanni, degli Angioini e degli Aragonesi, le scorrerie dei Turchi e conobbe un nuovo Medioevo durante il lungo dominio degli Spagnoli, dal 1504 al 1707. Un risveglio si ebbe all'inizio della dominazione borbonica, ma nel 1799 la regione fu saccheggiata dalle orde del cardinal Ruffo e, dopo le benefiche riforme del decennio francese nel 1805, cadde nuovamente nell'oscurantismo borbonico contro cui insorse la borghesia liberale che preparo' l'annessione all'Italia. In quel periodo predominava la grande proprieta' cerealicolo-pastorale e acquistavano importanza le coltivazioni per il mercato. Gli acquisti di terre da parte

degli emigrati erosero il latifondo, ridotto anche da opere di bonifica compiute fra le due guerre dall'Opera nazionale combattenti nel Tavoliere. La maggiore infrastruttura territoriale fu l'Acquedotto Pugliese che raccoglieva le acque del Sele e di altri fiumi, ideato nel 1868, in grado di servire, nel 1927, 118 comuni.

Alla fine della seconda guerra mondiale la Puglia si trovava con Foggia pressoche' distrutta dai bombardamenti.

II periodo di maggior splendore la Puglia forse lo visse durante la dominazione sveva con Federico II, imperatore del Regno delle due Sicilie, nella prima meta' del Duecento. Egli sentiva il Regno come la sua propria terra, amata al punto da affermare che Dio stesso non avrebbe lodato la Terra promessa se avesse mai conosciuto la sua Terra, definendola "terra stillante latte e miele e straordinaria tra tutte". Tra le regioni del Regno fu' la Puglia a conquistare il cuore dell'imperatore, con i campi fertili, i boschi, il mare, i monumenti, la cultura, la gente. Egli fece della Capitanata il cuore del Regno e di Foggia la sede imperiale. Federico II creo' una fitta rete di scambi politici e culturali e fu' sempre attento a tutto cio' che accadeva nell'Europa settentrionale, nell'area bizantina, nel mondo islamico. Creo' una dimensione che convogliava suggestioni, gusti, tecniche e scelte di vita provenienti da culture diverse. Alla sua corte operavano scienziati con una preparazione largamente influenzata dalla cultura greca, da quella araba e da quella di Montpellier, che facevano confluire le proprie conoscenze in una mirabile sintesi scientifica. Egli non considerava la scienza come sola descrizione e conoscenza della realta', ma come strumento operativo per correlarne i valori e controllarne i fenomeni. La corte federiciana individuo' la necessita' di strutturare il territorio, di proteggere le riserve di caccia, di garantire determinati livelli igienici, di regolare l'esercizio della professione medica e del commercio di prodotti farmaceutici.

Federico II non solo teorizzava ma programmava e si proponeva di attuare, in termini di concreta operativita', i suoi piani di abile uomo di governo. il suo modo di essere lo portava a diffidare da ogni teoria generale e a tendere invece alla soluzione dei problemi contingenti. Egli Si poneva domande per conoscere la struttura e poterla cambiare. Durante il suo regno fiorirono iniziative e progetti per realizzare interventi idraulici, di bonifica e di pianificazione edilizia (nell'autorizzazione a costruire si imponevano vincoli e rispetto degli spazi urbani). Del sovrano svevo colpisce pero' la sensibilita' per la riorganizzazione dello spazio e per il decoro .dei castelli, delle case di piacere, degli impianti urbani. In tal senso, bisogna considerare il tentativo, in parte riuscito, di risanamento e ripopolamento di zone disabitate della costa adriatica e ionica, specie del litorale tra Monopoli e Ostuni, di riparazione e consolidamento delle opere in muratura delle darsene di Brindisi, di assegnazione di case abbandonate, di ripristino di tecniche e di attivita' agricole specializzate, fra le quali sono da ricordare le coltivazioni, affidate a ebrei immigrati dal Nord Africa e dalla Spagna, di indaco, di alcanna, di zucchero, di palme da datteri, inserite appunto m un ampio progetto che era a un tempo economico e fiscale e di trasformazione e salvaguardia del paesaggio. In un momento in cui l'impianto di vigneti cominciava a coprire gran parte delle aree disponibili, l'insistere su colture piu' vane, significava anche un simbolico nesso con la natura e con le profondita' nascoste delle sue energie e dei suoi meccanismi produttivi. Si potrebbe continuare, ma questo basta per farci desiderare di tornare al Duecento.

 

Tratto da: "Perche' la Puglia non e' la California" - Franco Tato' - Baldini&Castoldi - ISBN: 88-8089-664-4